Blind cargo

scritto da HalBregg
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Solo la memoria è immortale
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Testo: Blind cargo
di HalBregg

Per prima la musica. Una melodia monotona e martellante che non smetteva. Il volume saliva sempre di più, giunse infine al livello di coscienza. Kris Kelvin aprì gli occhi di colpo e subito furono punti da mille spilli. La vista sfocata gli fece tremare tutto il corpo. Una massa acida risalì lungo l’esofago e tentò di invadergli la gola.

Con la mano destra afferrò il polso sinistro e lo cercò con affanno. Lo trovò subito. Solido. Pesante.

Prese la piccola corona tra pollice e indice e con moto regolare iniziò a girarla in senso orario.

A ogni clic la nebbia si alzava e gli oggetti prendevano sempre più forma. Infine la vista divenne nitida e Kris si guardò intorno.

Si mosse piano nella piccola stanza. Lo colpì il quadro appeso a una parete, lo stesso che vedeva a casa di sua nonna. Spostandosi all’indietro inciampò quasi nel divano. Rosso e consumato. Afferrò uno dei cuscini e la superficie ruvida gli grattò il palmo della mano. Alzò lo sguardo e identificò la provenienza della musica. Una vecchia tv a tubo catodico appoggiata su un basso mobiletto con la vernice scrostata. Sullo schermo solo delle righe continue che a intervalli regolari cambiavano posizione. Non erano in sincronia con la melodia martellante. Si avvicinò, premette un grosso bottone che immaginava essere lo spegnimento. Solo un rumoroso clic ma non accadde nulla.

In un angolo c’era un grande frigorifero. Il ronzio cupo assicurava il funzionamento. Lo aprì e trovò confezioni di cibi precotti sui ripiani e delle bibite nelle scansie della porta. C’era anche una confezione di sei lattine di birra. Accanto al frigo era sistemato un piccolo fornello con una moka appoggiata sopra. Aprì i cassetti della credenza e trovò posate, piatti e bicchieri sistemati in perfetto ordine.

Si girò infine dall’altro lato e si diresse verso il letto sistemato sotto una finestra. Si avvicinò, scostò le tende che la coprivano e guardò fuori. Nulla. Solo un’uniforme e immobile massa grigio scuro.

Riaccostò le tende e si stese sul letto. Rimase immobile a fissare il soffitto. Liscio e bianco, cercava un difetto, una piccola crepa, ma non la trovò.

Il letto tremò con violenza sotto di lui, la vibrazione entrò nella schiena e si trasmise a tutte le ossa. Poi perse quasi aderenza e perse il contatto con la coperta sulla quale era disteso. Anche la musica si interruppe e fu sostituita da un ronzio cupo. Allungò le braccia verso il materasso e riuscì ad ancorarsi e poi con fatica ad alzarsi in piedi. La stanza vibrava intorno a lui. Sulla parete il quadro ondeggiava. Le bottiglie dentro al frigo sbattevano tra di loro producendo un frastuono crescente. Si diresse verso la cucina e aprì il rubinetto. Subito un getto d’acqua inondò il lavello ma poi si fermò di colpo. L’acqua usciva ma il getto era inspiegabilmente fermo a mezz’aria. Preoccupato che le bottiglie potessero rompersi combinando un disastro Kris aprì il frigo. Rimase immobile e incapace di respirare. Era completamente vuoto.

Poi tutto si fermò. L’acqua riprese a scorrere e il ronzio cessò. Lo schermo della tv aveva cambiato colore. Da grigio era diventato rosso con solo una grossa linea centrale. Poi un forte sibilò uscì dall’apparecchio e la linea iniziò a muoversi formando una specie di onde.

Kris portò la mano destra al polso sinistro e strinse tra pollice e indice la piccola corona. Provò a girarla ma non ci riuscì, era bloccata.

Il sibilo salì di tono ma poi si interruppe di colpo. Sulla tv la linea nera iniziò a muoversi secondo le variazioni di una voce metallica che invase la stanza, Kris riconobbe quella di sua sorella.

«Attraversamento sciame polvere stellare, valutazione danni».

Lui rimase immobile, in attesa. Sapeva che sarebbe seguito dell’altro.

Dopo qualche minuto la linea nera ricominciò a muoversi.

«Calo di potenza vela posteriore dieci punti percentuale. Richiesta riallocazione risorse» aggiunse questa volta sua madre. La voce era la stessa con cui lo chiamava a cena quand’era nel cortile a giocare a calcio con i suoi amici.

Allo stesso momento la luce nella stanza calò di intensità. Kris allungò una mano sul divano ma non trovò più i cuscini.

 

Il divano non era più rosso. Non aveva più un colore. Kris si stese. Nessuna resistenza, nessuna cedevolezza. Solo un attrito secco contro le vertebre che gli scorticava la pelle simulata.

Anche la cucina era diversa. Il frigo non c’era più e il getto d’acqua del rubinetto era sempre sospeso a mezz’aria. Immobile.

Solo la tv funzionava. Era diversa, più piccola. Grigia e lo schermo sempre nero.

Le dita scivolavano lente sulla corona. Un clic. Il rumore metallico gli scavò il cranio, rimbombando fino alle tempie. Era l'ultimo appiglio. Trattenne il respiro.

«Chiedo un aggiornamento» disse infine con una voce che stentò a riconoscere come sua.

Lo schermò vibrò appena di una neve grigia e la voce di sua sorella rimbombò distorta.

«Cinquantasei per cento distanza. Target in…» e si tramutò in un urlo stridente. Una pressione feroce aggredì le tempie di Kris. Chiuse gli occhi e si aggrappò alla piccola corona che teneva sempre fra le dita.

Poi il silenzio. La luce tremolò per un istante. Lo schermo della tv riprese il movimento lento e ipnotico. Questa volta era suo padre.

«Risorse al sessantadue per cento rialloc… ate. Tre sis… temi disattivati».

Kris riaprì gli occhi. Suo padre gli entrava nelle viscere. Ricordava ogni momento del funerale. Appoggiò la mano sul divano e avvertì la liscia superficie di legno scuro della bara.

«Mantieni funzioni sensoriali. Necessarie per compimento missione» disse nel modo più freddo e distaccato possibile. La luce tremolò ancora. Guardò la tv. Si accorse con un brivido che era sospesa a mezz’aria, il mobiletto era scomparso.

Le sue dita ripresero a girare la piccola corona.

 

Aprì gli occhi con un movimento secco delle palpebre. Nulla. Nero assoluto. Mosse le braccia cercando qualche appiglio ma incontrò solo il vuoto. La gola gli si chiuse e bloccò il fiotto acido che lottava per salire.

Cercò di mettersi in piedi, ma non c'era più nessun pavimento da spingere. Un senso di galleggiamento gli provocò la nausea. Si mosse nella stanza tentando di afferrare qualche oggetto, di toccare le pareti. Non avvertiva alcun odore. Anche quello vago di disinfettante era sparito.

«Che succede? Aggiornamento immediato» urlò, o almeno credette di farlo.

Nessuna reazione per lunghi istanti. Poi il nero iniziò a diluirsi in un grigio sporco. Le sagome delle pareti erano adesso distinguibili. La stanza era completamente vuota. Cercò con lo sguardo la finestra ma vide solo melma grigia.

Poi un sibilo. Qualcosa che spingeva. Come un tappo di una bottiglia che venisse fatto saltare. La voce di suo padre lo invase da ogni lato. Pareva dal basso o perlomeno da quello che pensava fosse il basso. La voce era strana. Non solo metallica ma anche stonata, almeno due toni sotto di quella che conosceva.

«Avvicinamento target conc…» e il nero chiuse tutto di nuovo.

Kris cercò con affanno ancora la piccola corona. La afferrò e iniziò a girarla. A ogni clic il sempre più tenue grigio ricompariva. Suo padre riprese a parlare. La voce era calata di un altro tono.

«Inizio raccolta Proxima B. Risorse al limite».

E il grigio ridiventò nero. Kris girava furiosamente la piccola corona ma non accadeva nulla. Iniziarono delle forti vibrazioni e non ebbe più alcuna percezione dello spazio che lo circondava. Cercò le gambe ma non le trovò. Solo la piccola corona tra le dita. La sentiva più piccola, più tenera. Ma c’era.

 

Il nero si trasformò in una girandola di colori. Immagini con strani colori si alternavano lampeggiando a stringhe lunghissime di lettere e numeri. Un ronzio insistente accompagnava la cacofonia impazzita.

Tutto infine si fermò.

«Raccolta completa» disse sua sorella con voce stridula. La stessa che aveva in ospedale dopo l’incidente.

Il ronzio si trasformò in un sibilo e Kris avvertì il senso di un potente risucchio. Di fronte a lui si apriva una voragine che inghiottiva le immagini. Poi di colpo sparì e ogni rumore cessò.

«Invio impossibile» ancora sua sorella.

Kris cercò di mettere a fuoco. Invio impossibile. La missione, ricordava questa parola.

Tentò di aprire la bocca per rispondere ma il pensiero prese la voce in autonomia.

«Invio dati necessario, Procedere».

«Risorse insufficienti per trasmissione. Servizi terminati. Funzionante solo engramma» fu la gelida e immediata risposta.

La missione, ricordò la parola. Per questo era stato creato. Un'inutile scheggia di inefficienza umana mandata a ricordare al vuoto perché un puntino azzurro avesse bisogno di sapere cosa ci fosse laggiù. Trattenne il respiro. L'aria sparì. Non ne aveva più bisogno.

«Prenditi tutto» pensò, o forse lo disse.

Le sue dita cercarono la piccola corona ma non trovarono più nulla.

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